“Richiesta di cancellazione invece di chiarimenti: Hubert Freidl vuole far sparire la sua immagine pubblica”
Una richiesta che rivela più sul mittente che sulla libertà di stampa
La redazione di BEKM.eu ha ricevuto una lettera da Hubert Freidl, fondatore e da lungo tempo mente dietro le strutture aziendali di Lyoness, Lyconet e myWorld. Nella sua lettera, Freidl ha chiesto la completa rimozione di tutti i contenuti che lo riguardano dai domini bekm.eu, bekm.us e bekm.it, compresi il suo nome, le immagini, le informazioni sul patrimonio, i rapporti commerciali e le citazioni da fonti pubbliche.
Egli fa riferimento agli articoli 6, 16 e 17 del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e sostiene che si tratti di un “trattamento illecito dei dati”, poiché non ha dato il consenso alla pubblicazione dei suoi dati personali. Inoltre, la rappresentazione della sua persona sarebbe “falsa, fuorviante e lesiva della sua reputazione”. Freidl chiede la cancellazione dei suoi dati da tutti i sistemi, comprese cache, backup e versioni archiviate, e minaccia di presentare reclami alle autorità garanti della protezione dei dati e di intraprendere azioni legali in caso di mancata ottemperanza.
La nostra risposta: la libertà di stampa vale anche per le verità scomode
La redazione di BEKM.eu ha esaminato la richiesta e l’ha respinta facendo riferimento al privilegio giornalistico dei media (art. 85 GDPR), alla libertà di stampa ai sensi dell’art. 5 della Costituzione tedesca e alla libertà di informazione ai sensi dell’art. 10 della CEDU.
La pubblicazione dei contenuti è avvenuta sulla base di estratti di registri accessibili al pubblico, documenti giudiziari e precedenti comunicazioni ufficiali dello stesso Freidl, ad esempio sui siti web e nelle presentazioni da lui gestiti, in cui appariva pubblicamente come imprenditore, investitore e “visionario del sistema cashback”.
In quanto personaggio pubblico, Hubert Freidl non è solo oggetto, ma è stato per decenni autore della propria presenza mediatica. Fino a pochi anni fa gestiva un proprio sito web in cui si presentava come “milionario autodidatta” e dichiarava un patrimonio privato di 500 milioni di dollari. Il fatto che ora chieda la cancellazione delle stesse informazioni pubblicamente accessibili che lui stesso aveva comunicato in passato è quantomeno contraddittorio e, dal punto di vista giornalistico, difficilmente comprensibile.
Tra diritto all’informazione e politica della memoria
Il cosiddetto “diritto all’oblio” di cui all’articolo 17 del GDPR non è illimitato. Esso trova i suoi limiti laddove le informazioni fanno parte del dibattito pubblico o contribuiscono alla formazione dell’opinione pubblica.
La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e la Corte costituzionale federale tedesca hanno ripetutamente sottolineato che, nel caso di persone che sono entrate nella sfera pubblica con le loro azioni, prevale l’interesse informativo della collettività, in particolare quando si tratta di eventi economici o sociali di notevole portata.
Freidl era ed è una figura centrale di un sistema che è stato esaminato dalle autorità e giudicato dai tribunali in diversi paesi. Riferire questi fatti non solo è lecito, ma anche necessario ai fini di un’informazione pubblica consapevole.
Un tentativo di curare la propria immagine con minacce legali
Nella pratica giornalistica, le richieste di cancellazione e di cessazione da parte di personaggi pubblici non sono un fenomeno nuovo. Tuttavia, nel caso di Hubert Freidl, questa mossa sembra un tentativo di rivedere la memoria pubblica della sua storia imprenditoriale e quindi di riscrivere la narrazione.
Il fatto che proprio qualcuno che per anni ha cercato attivamente di ottenere visibilità attraverso video di marketing, brochure patinate e apparizioni pubbliche sul palcoscenico, ora insista sulla protezione dei dati, rivela un notevole doppio standard.
Freidl ha fatto dell’autopromozione mediatica uno dei suoi strumenti centrali. Oggi, dato che la percezione pubblica è cambiata, quella stessa visibilità diventa improvvisamente un problema da cancellare.
Commento della redazione
Ribadiamo che la copertura giornalistica su Hubert Freidl e il suo ambiente aziendale si basa su fatti verificabili, fonti pubbliche e interessi legittimi della collettività. La richiesta di rimuovere articoli critici ma oggettivi con il pretesto della protezione dei dati non è un atto legittimo di autodeterminazione, ma una violazione della libertà di stampa.
Il fatto che il signor Freidl si lamenti della pubblicazione delle sue foto e delle sue precedenti dichiarazioni, mentre un tempo era lui stesso a mettere in mostra con grande orgoglio il suo patrimonio privato di 500 milioni di dollari, può essere definito, sia dal punto di vista giornalistico che umano, contraddittorio e, per dirla in modo educato, notevolmente comico.
La libertà di stampa non significa che si possa scrivere di chiunque, ma tutela espressamente il diritto di riferire su coloro che si sono esposti pubblicamente. Il signor Freidl era ed è una di queste persone.
Avviso legale
Questo articolo si basa su un’analisi giornalistica ed è protetto dalla libertà di stampa e di espressione ai sensi dell’articolo 5 della Costituzione tedesca e dell’articolo 10 della CEDU.
Ha scopo informativo pubblico e non costituisce una valutazione giuridica definitiva.
Hubert Freidl è stato espressamente invitato, nell’ambito della replica, a dimostrare le inesattezze dimostrabili o a fornire una propria dichiarazione.
Fonti:
- Lettera originale di Hubert Freidl a BEKM.eu, 2025-11
- Dichiarazione di BE-Konfliktmanagement / BE-EWIV, 2025-11
- Versione archiviata di freidl.com, screenshot, prova d’archivio depositata presso la redazione.
- Estratti del registro delle imprese myWorld International AG, Vienna; Lyoness Europe AG, Graz
- Notizie riportate dai media pubblici: Puls24, Trend, Der Standard, Tiroler Zeitung, KSV1870, archivio
- Ricerche proprie e versioni archiviate di freidl.com (2015-2025)











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