Fallimento Lyoness: che cosa c’è dietro? (parte 2)

La vera differenza tra il cloud e gli azionisti, con il fallimento e l’IPO: la parola chiave è il risanamento a spese dei membri! Oppure, come trasformare il più rapidamente possibile i debiti a breve termine in debiti a lungo termine.

Nel comunicato stampa di Lyoness si sottolinea che il fallimento riguarda solo Lyoness Europe AG e Lyoness International AG e che non avrebbe alcun impatto sulle altre società attive. Sulle aziende forse no, ma sui membri per certo, a seconda della loro posizione.

Nel concreto, cosa significa questo per i marketer che hanno accettato il passaggio a mSP e per coloro che continuano ad aggrapparsi al cloud? È imminente una scissione dei marketer e qual è la linea prevista da Freidl?

I proprietari di cloud che sperano nel cosiddetto “reddito passivo” e non sono interessati a un’IPO, sono costantemente sollecitati ad accettare il passaggio a mSP. I titolari di cloud hanno tutto il diritto di insistere sull’adempimento di quanto concordato, sebbene le date di pagamento siano state costantemente posticipate e siano stati richiesti supplementi finanziari continui. Stando alle diverse chat di gruppo e al modo in cui vengono gestite le richieste dei proprietari di cloud che osano chiedere un compenso/rimborso, si può parlare di un’iscrizione a due classi. Il Top-Leader Markus Käfer, in particolare, si distingue per il fatto che non risponde alle domande dei proprietari di cloud, anzi ne condanna il “tono” e li minaccia con l’espulsione dal gruppo.

E i proprietari di mSP (anche detti azionisti) si trovano in una posizione migliore rispetto ai proprietari di cloud? Non proprio. Entrambi non hanno pressoché nulla in mano…

Lo stesso Freidl ha dichiarato che in ogni caso non ci sarà un’IPO. Le azioni devono essere intese come un incentivo e, ad ogni modo, non sono garantite. Non ha tutti i torti, se non fosse per il fatto che le azioni sono state pubblicizzate in modo molto diverso. Ricordiamoci che inizialmente Freidl si vantava in un video riguardo al fatto che myWorld in pochi anni sarebbe valsa diversi miliardi, confermato da sedicenti esperti di mercati azionari di Deloitte. I grafici creati e pubblicati da Lyoness stessa anno dopo anno, dove la curva dei grafici sale costantemente e dovrebbe mostrare l’incredibile aumento dei clienti e delle aziende che collaborano, ora possono essere considerati come una mera presa in giro.

Che cosa rimane all’azionista di myWorld:

myWorld InternationalAG dovrebbe anzitutto realizzare un profitto, cosa che al momento non sembra realizzabile. In primo luogo, l’azionista dovrebbe essere consapevole del fatto che quell’azione che lui reputa di sua proprietà, di fatto non è negoziabile. La negoziazione richiede l’approvazione di myWorld e il controvalore non è individuabile né lontanamente identificabile dai bilanci. Qualsiasi confronto con le azioni sul mercato libero è vietato, perché non esiste alcuna piattaforma di trading ufficiale per le azioni myWorld. Questi certificati azionari possono essere offerti solo internamente a myWorld International AG, mentre la filiale non ufficiale “Blocktrade” arrangia alla meglio una “piattaforma di trading”, anch’essa priva di valore. Infatti, finora, da parte loro, oltre a qualche immagine a pagamento in qualche rivista specializzata, non si è avuto nulla.

E ora?
Con il fallimento ci si sbarazza degli amati membri del cloud, che non intendono più versare soldi nel pozzo senza fondo, poiché di certo il “reddito passivo” non verrà saldato.

Peraltro non sarebbe una sorpresa se il fallimento venisse usato contro i proprietari di cloud, mentre i numerosi termini, condizioni e accordi venissero invocati quale giustificazione. Non bisogna dimenticare che Lyoness Europe AG e Lyoness International AG sono state registrate come azioniste in molte aziende. Per Freidl i proprietari del cloud sono scomodi perché non investono più denaro nel sistema e quindi non c’è nulla di meglio che ingannarli con trucchi legali. 

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